
Il 23 dicembre, in giro per il centro di Ragusa,
il centro sociale La Fabbrica manifesta contro
il suo sgombero avvenuto il 15 dicembre scorso.
Chi di noi oggi si rende conto dove stia andando
a finire la povere Italia non deve star seduto a
guardare il digitale terrestre, perché da un po'
di tempo a questa parte la parola d'ordine sta
diventando repressione contro ogni minimo motivo
di sommossa. Numerosi centri sociali sono stati
sgomberati in Italia nel giro di un anno,
l'ultimo a Udine il 10 dicembre.
La chiusura del centro sociale La Fabbrica di Ragusa,
vissuto appena due mesi, fa parte di un movimento
nazionale e non locale.
A Ragusa i giovani richiedevano soltanto un punto
d'incontro, di confronto, uno spazio che oltre a
rivitalizzare il centro storico della città,
accoglieva numerose iniziate proposte direttamente
da chi ne voleva far parte. Progetti, idee portate
avanti da giovani, che oggi sembrano essere
emarginati dalla società. Giovani visti solo come
strumenti per diffondere il precariato , a cui è
negato un lavoro, e a cui viene rimproverato se
sono costretti a fuggire all'estero per inseguire
chimere di sogni del proprio futuro. Fenomeno che
fa capo all'ormai mitologica "fuga dei cervelli".
Il malcontendo dei giovani, dei disoccupati, degli
studenti è un'unica lotta ben più profonda della
crisi economica, dato che discutiamo di crisi sociale
che lo Stato alimenta ogni giorno.
Non ha importanza essere comunisti, anarchici o di sinistra,
occorre solo collaborare per dare dignità alle nostre vite
e quindi al nostro paese.



















